venerdì 19 dicembre 2014

DESTINATARIO SCONOSCIUTO [SENZA SPOILER]

Che il Dio di Mosè sia alla tua destra. 
Eisenstein
C'è ben poco da dire su questo libro.
Scritto da Kressmann Taylor, è un piccolo capolavoro, sia dal punto di vista storiografico, narrativo e stilistico. Un romanzo epistolare che in poche pagine non solo riesce ad anticipare le atrocità del nazismo, ma imbastisce una trama accattivante e semplice.
E' una storia di amicizia, di amore ma soprattutto di malattia. Una malattia che ha corrotto la Germania durante l'ascesa di Hitler, un grande oratore, un fanatico capace di alimentare l'odio represso dei tedeschi camuffandolo da orgoglio.
E' di questa malattia, di odio e superiorità, che si ammala Martin Shulse, tornato in Germania nel 1932. A nulla servono le parole dell'amico Max Eisenstein, ebreo ricordato ebreo ribadito ebreo e rimproverato ebreo. La trasformazione di Martin è veloce, aggressiva, e non lascia spazio a compromessi. La paura che il governo scopra la loro "tresca" epistolare si fa forte. Max è pronto ad abbandonare l'amico, a lasciarlo alle sue convinzioni, ma ha ancora una domanda, una richiesta d'aiuto, e la risposta di Martin sarà così fredda, spietata e stupida da dare inizio a una vendetta che vede come carnefice il sistema da lui tanto amato.

lunedì 15 dicembre 2014

STORIE PAZZESCHE [RECENSIONE SENZA SPOILER]

Non sono molto avvezzo ai racconti, o per meglio dire alle raccolte di racconti. 
E' impossibile farsi piacere allo stesso modo tutte le storie narrate, impossibile affezionarsi a ogni personaggio, agli sviluppi, ai temi trattati, e perciò, al momento del giudizio, mi ritrovo quasi sempre a dare un facebookiano "mi piace" o "non mi piace" senza approfondire troppo.
Certo, in un libro il problema non persiste. Si può saltare da un racconto all'altro senza limiti di tempo ed è così più semplice valutare ogni episodio estrapolandolo dal contenitore.
Cosa difficile invece quando lo spettatore è "costretto" a giudicare nella sua interezza un film di 122 minuti, seguendo una dopo l'altra delle vicende slegate tra loro.
Ma Storie pazzesche, scritto e diretto da Damián Szifrón e prodotto da Pedro Almodóvar riesce a eludere le difficoltà tecniche del mezzo cinematografico con molta tranquillità e senza affidarsi alla cornice narrativa, che permette di legare i racconti secondo un contesto comune.
Le 6 storie di Szifròn non hanno niente in comune tra loro se non quello di essere pazzesche, quasi al limite della realtà, fondendo momenti comici a drammatici senza un vero stacco tra loro. Ed è così che Spettatori e Personaggi si trovano ad avere due punti di vista totalmente differenti, come se le azioni in accadimento non fossero le stesse per entrambi.
E' un azzeramento dell'empatia - fondamentale per immergersi in un film - che trova nuova linfa vitale nell'assurdo e nel grottesco. Gli eventi sono così bizzarri, esagerati e incredibili da far ridere lo spettatore che, da esterno insensibile, ne comprende la comicità e decide di lasciare i personaggi nello schermo in balia dei loro drammi terrificanti quanto appaganti.
E' un livello originale di ironia. Di comicità involontaria volontaria. Perché laddove lo humor nero nel cinema viene elaborato ridicoleggiando qualcuno o qualcosa, qui le reazioni dei personaggi sono così serie da non voler suscitare ilarità, ed è ancora una volta lo spettatore, cattivo per natura, a ridere delle loro disgrazie.