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| Che il Dio di Mosè sia alla tua destra. Eisenstein |
Scritto da Kressmann Taylor, è un piccolo capolavoro, sia dal punto di vista storiografico, narrativo e stilistico. Un romanzo epistolare che in poche pagine non solo riesce ad anticipare le atrocità del nazismo, ma imbastisce una trama accattivante e semplice.
E' una storia di amicizia, di amore ma soprattutto di malattia. Una malattia che ha corrotto la Germania durante l'ascesa di Hitler, un grande oratore, un fanatico capace di alimentare l'odio represso dei tedeschi camuffandolo da orgoglio.
E' di questa malattia, di odio e superiorità, che si ammala Martin Shulse, tornato in Germania nel 1932. A nulla servono le parole dell'amico Max Eisenstein, ebreo ricordato ebreo ribadito ebreo e rimproverato ebreo. La trasformazione di Martin è veloce, aggressiva, e non lascia spazio a compromessi. La paura che il governo scopra la loro "tresca" epistolare si fa forte. Max è pronto ad abbandonare l'amico, a lasciarlo alle sue convinzioni, ma ha ancora una domanda, una richiesta d'aiuto, e la risposta di Martin sarà così fredda, spietata e stupida da dare inizio a una vendetta che vede come carnefice il sistema da lui tanto amato.
I romanzi epistolari non sono di certo i miei preferiti. Ma questo di Kressmann, vuoi un po' per il tema narrato - suspense causato dalla consapevolezza collettiva -, vuoi per la sua brevità e intensità, è riuscito ad appassionarmi e a colpirmi più di quanto abbiano fatto gli ancora-più-classici Goethe e de Laclos. E' l'uso del mezzo, della "lettera come arma" ad affascinare e inquietare. E quando non ci sono parole a porre fine al romanzo, ma la raffigurazione di una sola lettera, muta ed eloquente come uno sguardo, non è questo un meraviglioso studio di semiotica?

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