![]() |
| Sai perché gli uomini vedono più sfumature di verde rispetto agli altri colori? |
Ma non c'è niente di male nell'essere commerciali, l'importante è non venire meno ai principi di etica e morale artistica, e da qualche anno a questa parte si sta mirando sempre di più a quello che può rappresentare un vero punto di svolta: la serie antologica; ovvero quella serie televisiva dove ogni stagione è indipendente e hanno in comune tra loro solo il tema centrale.
Alcuni esempi recenti sono American Horror Story, le cui stagioni hanno in comune solo il tema dell'orrore (oltre al riciclaggio degli attori); oppure True Detective, che dopo una prima, grande stagione ne prevede una seconda sempre in tema poliziesco.
Adesso però è il turno di Fargo, già vincitrice dei Premi Emmy 2014, ispirato all'omonimo film dei fratelli Coen.
Fargo è l'ennesima prova di come il cinema si stia sempre più avvicinando alla televisione, molto più ricca di idee, ora come ora. Se True Detective aveva Matthew McConaughey, qui abbiamo Martin Freeman (Bilbo Baggins nello Hobbit e John Watson nella serie britannica Sherlock) nei panni di Lester Nygaard, un imbranato assicuratore senza successo.
E' il 2006 e Lester non se la sta passando bene. Tutto sembra ricordargli che razza di fallito lui sia. A lavoro, in famiglia, il fratello è meglio di lui e l'incontro con un ex bullo di scuola gli ricorda che baldracca sia stata in passato sua moglie. A causa di questo incontro Lester si fa (comicamente) male al naso e in ospedale farà la conoscenza di Lorne Malvo (Billy Bob Thornton, già presente nell'Uomo che non c'era dei Coen). Dopo una chiacchierata sull'incidente di Lester, Malvo gli porrà una semplice domanda, e questa domanda, parafrasando, sarà: vuoi che lo uccida? Sì o no?
Da qui, le vite tranquille delle cittadine di Bemidji e Duluth, Minnesota, cambieranno per sempre.
In un crescendo continuo, Fargo trova diverse similitudini con Breaking Bad, e ricorda che il tema sul cambiamento, sulla cattiveria interiore, è difficile a morire. Lester è un novello Walter White. Più imbranato e meno geniale, ma stanco di essere sbeffeggiato e voglioso di ribalta. Capirà che vuole di più e che merita di più. Ma come tutte queste storie insegnano, dopo un breve momento di empatia col protagonista, in cui finalmente lo vediamo rifarsi delle umiliazioni subite, si scopre che una volta essersi dati alla cupidigia è difficile porsi un limite. E che da vittime a carnefici, il passo è breve.
La regia di Fargo è maestosa, poetica e cruda. Sa quando dosarsi e quando dare il meglio di sé. Una scena in particolare ne è l'esempio. Quando vedremo Malvo fare una intera strage all'interno di un palazzo, ci stupiremo di come niente sia stato ripreso e come tutto sia mostrato. Riprendendo la facciata del palazzo e le sue finestre riflettenti, seguiamo senza vedere la carneficina di Malvo, gli spari e le imprecazioni. Appoggiamo l'orecchio al muro e immaginiamo cosa stia succedendo. E la curiosità dell'ignoto ci affascina e crea mondi più inquietanti di quanto possano fare i nostri occhi,
Ma Fargo non è esente da difetti.
La sceneggiatura, seppur presenta momenti alti, dà a volte l'impressione di essere una copia fin troppo sputata dei fratelli Coen. Per molti questo può essere banale, scontato; in fondo si ispira ai Coen, quindi che male c'è? Beh, una copia è pur sempre una copia, e l'effetto che hanno certi dialoghi in Fargo è: strani per essere strani, senza che il contesto li possa scusare (un esempio sono i due agenti dell'FBI, i cui dialoghi sono sempre sciocchi anche nelle situazioni più drammatiche).
Inoltre la serie tv elabora una strategia narrativa che a me, personalmente, ispira solo antipatia, cioè quelle delle coincidenze, che sebbene s'impasti insieme alla filosofia di base del racconto, è spesso abusata, una scappatoia senza impegno.
Certo, Fargo è ispirato ai Coen. E i Coen hanno già elaborato questa filosofia dell'assurdo. Ma loro sanno anche come renderla credibile. La serie tv vive di emulazione, di frasi enigmatiche, personaggi tra l'incredibile e il deficiente e di troppi, troppi richiami. Malvo è il riadattamento di Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi. Molto più sadico del secondo, gli piace lanciare una moneta immaginaria sulle vite che gli appaiono davanti.
E dire sì o no.
Come se fosse possibile una scelta sola.
Per me rimarrà sempre sì e no.
Curiosità:
- Come per il film, Fargo non è tratto da una storia vera come ogni episodio ci vuole invece ricordare. Per citare i Coen: «se il pubblico crede che una cosa sia basata su un evento reale, questo ti dà il permesso di fare cose che altrimenti la gente non potrebbe accettare».
- La seconda stagione sarà ambientata nel 1979. E vedrà coinvolti i coniugi Ed e Peggy Blomquist.

Nessun commento:
Posta un commento